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Il barbecue è il rito della primavera e dell’estate

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I segreti per un barbecue perfetto? Carne di prima scelta, un po’ di esperienza, vini buoni e… una bella dose di allegria! L’atmosfera in una grigliata è fondamentale: alla fine si tratta di un gioco, e ci sono piccole accortezze che trasformano il momento conviviale in un ottimo pasto.

La carne va prenotata e acquistata la sera prima o al mattino stesso al supermercato o dal macellaio di fiducia, e va tirata fuori dal frigo almeno due – tre ore prima per evitare lo shock termico. Il barbecue deve essere stabile e non esposto al vento; è d’obbligo acquistare carbonella di qualità e nessun legno resinoso: il mio preferito è il faggio. Poi è utile conservare a parte un po’ di cenere: ci può servire per soffocare la fiamma.
Consiglio un taglio poco conosciuto ma straordinario, il diaframma. È un muscolo vicino al polmone, ed è perciò molto irrorato da ossigeno, caratteristica che dà grande sapidità alla carne. È un pezzo che non costa molto. E invece della fiorentina, che è anche difficile da cucinare, possiamo prendere una costata che è la parte anteriore del pezzo da cui si ricava la fiorentina.

Fabrizio Nonis

Per una grande grigliata, ricca e varia, il top è avere tutte le carni di maiale e il pollo, ma ci si può sbizzarrire anche con salsicce e hamburger per i più piccoli; per le quantità, vanno calcolati dai 300 ai 400 grammi a persona.

Per la costata bisogna lasciar cuocere la carne dai 4 ai 7 minuti per lato e 10 minuti la carne sull’osso. In generale, non bisogna girare ventimila volte il pezzo. Per la costata, basta una volta per lato. Per il pollo bastano due, tre volte per lato. E comunque la cottura deve essere lenta, perché se il fuoco è troppo alto, la carne perde troppi liquidi e diventa secca.

Meglio non seguire la moda americana delle salse dal gusto troppo accentuato, che nascondono il gusto della carne. Molto meglio verdure di stagione grigliate, come melanzane, peperoni o zucchine. Per i condimenti, l’olio va messo dopo, così come il sale. E la carne che avanza? Basta scottarla un attimo e sarà buonissima!

Per la pulizia della griglia consiglio l’acqua gasata: se la piastra è liscia, si può anche aggiungere aceto, altrimenti serve una bella spazzola. La pulizia va completata con un panno imbevuto di acqua gasata quando la piastra è ancora tiepida.

I miei vini ideali? Un veronese (il Ripasso) e un friulano (il Refosco dal peduncolo rosso).

 

Ma, ora vediamo più da vicino le tipologie di cottura alla griglia o Barbecue diretta e indiretta per preparare e ottenere una grigliata perfetta.

 

    • Cottura alla griglia o al barbecue diretta: consiste nel cuocere la carne a contatto con un calore elevato e la cottura dello strato esterno è immediata. La tipica cottura alla griglia dovrebbe avvenire su braci di legna “forte” (ulivo, frassino, quercia, o acacia) perché brucia più rapidamente permettendo cotture veloci a circa 220 gradi.

      La griglia va messa sulle braci ardenti ad un’altezza non superiore ai 10cm. La brace va preparata un’ora prima di iniziare e sopra i tizzoni ardenti si deve formare una leggera velatura di cenere. N.B. prima di adagiarvi la carne la griglia deve essere molto calda e asciutta. Le braci vanno costantemente alimentate raccogliendole dal braciere e disponendole nelle zone dove servono. In particolare l’area dove sono disposte le braci deve essere maggiore di quella coperta dalle pietanze, in questo modo la carne vedrà caramellizzare le proteine esposte al calore, formando una crosticina bruna (da evitare le eccessive bruciacchiature dannose per la salute) che non farà uscire i succhi durante la cottura.
      La carne va voltata tra i 4 e 10 minuti (usando la pinza per evitare di bucare la carne che altrimenti perderebbe i succhi) per permettere una cottura omogenea su tutti i lati.

      La salatura della carne bovina andrà effettuata soltanto dopo la cottura e potrà essere fatta direttamente sulla bistecca intera (su entrambi i lati) o affettata (anche su un solo lato). Alcuni usano cospargere di sale grosso la carne nelle ore precedenti la cottura e poi la ripuliscono attentamente prima di posarla sulla griglia. Durante la preparazione della brace, la legna potrà essere anche aromatizzata con delle foglie di alloro o dei rametti di rosmarino.

 

  • Cottura alla griglia, allo spiedo o al barbecue indiretta: consiste nel cuocere la carne vicino, ma non direttamente a contatto con la fonte di calore, e la temperatura non supera i 120 °C. Spesso sotto lo spiedo viene posizionato un contenitore (“leccarda”) che raccoglie i succhi, i grassi fusi e i condimenti della carne che possono essere riutilizzati costantemente per umidificare la superficie. Per questo tipo di cottura perciò, i tempi di cottura sono piuttosto lunghi.

 

Tempi per la cottura “diretta”
Alla piastra o alla griglia (barbecue)

 

Tabella tempi cottura carne

Fabrizio Nonis


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Storia e curiosità sulla birra: dalle origini ai monaci trappisti

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Ricordo ancora adesso quale è stato il mio primo approccio alla birra (in modo “professionale”). Un paio di mesi dopo l’apertura del “Bunker”, la mia birreria, sono andato a fare un corso sulla birra all’università della birra ad Azzate (Varese). Le lezioni duravano 4 giorni. Il primo giorno si parlava di storia della birra. E pronti… via! Feci la mia prima figuraccia!! Alla domanda: chi ha scoperto la birra? La mia risposta arrogante, ma convinta fu: I TEDESCHI! Mamma mia quanta ignoranza.

 

Ovviamente non sono stati i tedeschi, bensì i Sumeri e questo circa 5000 anni fa. Dalla zona tra i fiumi Eufrate e Tigri (attuale Iraq) arrivano le prime notizie documentate di una bevanda derivante, molto probabilmente, da un pezzo di pane e dell’acqua, il tutto fermentato. Il risultato fu un liquido leggermente alcolico ed inebriante che i cittadini dell’epoca chiamarono SE-BAR-BI-SAG, letteralmente: bevanda che fa veder chiaro. Lascio a voi ogni interpretazione.

 Chimay

Comunque questo fu l’inizio!
Da allora ci fu una rapida evoluzione della birra: i primi che iniziarono a commercializzarla, venderla e addirittura iniziarono a produrne vari tipi furono gli Egizi. Producevano tre tipi di birra e da bravi commercianti in giro per il Mediterraneo vendevano ovviamente la peggiore, spacciandola però come una prelibatezza. Quelle più buone se le tenevano per loro e le migliori erano destinate ai faraoni. Chi era sorpreso a vendere quella migliore ad altri paesi era punito severamente. Addirittura ucciso-affogato nella stessa birra. Però, mica male come punizione.

 

Non era la bevanda preferita dei Greci (prediligevano il vino), però durante le Olimpiadi, la birra la faceva da padrona! Ed era ovvio: durante le varie gare era molto più facile rifocillarsi con una bevanda poco alcolica e dissetante.

 

Altri amanti del vino erano i Romani. Però, è curioso che il primo PUB al mondo fu aperto proprio a Roma. Lo dobbiamo al governatore della Britannia Agricola che, dopo la conquista di un paesino inglese, scoprì in un’osteria del luogo delle botti che contenevano birra. Gli piacque così tanto, che prese come prigioniero l’ostiere di quella locanda, nonché produttore della squisita bevanda e se lo portò a Roma. Fu così che si aprì a Roma il primo DOMUS CEREVISIAE, ossia casa della birra.

 

Grande ringraziamento per lo sviluppo della birra, lo dobbiamo anche ai Celti che erano sparsi in tutto il nord Europa (Regno Unito, Nord della Francia, Belgio e Olanda). E vedi caso, tutt’ora sono le nazioni dove abbiamo la maggior storia birraria. Il Belgio è sicuramente la capitale mondiale della birra.

 Zundert Trappist

Nel Medioevo la produzione di birra fa un significante passo in avanti per merito dei monaci. Sicuramente grazie al potere che aveva la chiesa, i monaci con il loro sapere, potevano scegliere le migliori materie prime e provare le varie combinazioni e ricette. Nacquero così le birre trappiste che sono ancora oggi tra le più rinomate.

Tuttavia per potersi chiamare birra trappista, le birre devono essere prodotte seguendo criteri ben precisi e sono i seguenti:

 

  • la produzione della birra deve avvenire all’interno delle mura del convento;
  • la produzione deve essere fatta sotto la supervisione dei frati (in certi casi sono i frati a fare la birra);
  • l’incasso delle vendite di birra resta in minima parte al convento per coprire le spese e per il sostentamento, tutto il resto va in beneficenza.

 

Le birre trappiste attualmente presenti sul mercato sono:

 

  • BELGIO: Achel, Westmalle, Rochefort, Chimay, Orval e Westvleteren (questa dicono sia la più buona birra al mondo).
  • OLANDA: Zundert e La Trappe
  • AUSTRIA: Gregorius
  • STATI UNITI: Spencer

 

di Danijel Lovrecic
Ambasciatore della cultura birraria di Heineken Italia e Orval Beer


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Omega 3: un pozzo di benessere di Maurizio De Pasquale

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Gli Omega 3 sono chiamati anche essenziali perché il nostro corpo non è in grado di produrli autonomamente e sono tra i composti naturali più interessanti che devono essere introdotti con un corretto apporto dietetico.

 

Più difficili da trovare rispetto ai cugini Omega 6, gli Omega 3 esistono in natura in vari tipi:

 

  • l’acido alfa linolenico (ALA), di origine vegetale;
  • gli Omega 3 a lunga catena (EPA e DHA).

OMEGA 3

Si trovano nel pesce azzurro (sardine, tonno, sgombro, salmone), nelle mandorle e nelle noci, nei cavolfiori, negli spinaci, nei semi di chia e nei semi di soia, nell’olio di canola e nell’olio di lino e in diversi altri alimenti.

 

Studi epidemiologici condotti su popolazioni di diversi Paesi, hanno dimostrato la stretta correlazione tra dieta ricca di omega 3 e protezione cardiovascolare.
Assumendo regolarmente alti livelli di Omega 3 a lunga catena (EPA e DHA) con la dieta, popolazioni come quella eschimese notoriamente sono soggette a un rischio più basso di essere colpite da certe malattie croniche, come le malattie cardiovascolari.

 

La protezione del cuore e dei vasi è, infatti, uno dei principali benefici degli Omega 3, che si riflette sul ritmo cardiaco, sulla pressione arteriosa, sui livelli dei trigliceridi e sulla “fluidità” del sangue. Sono sufficienti quantità di Omega 3 corrispondenti a 2 porzioni di pesce alla settimana per ottenere effetti positivi sul ritmo del cuore e sulla pressione, mentre sono necessarie quantità molto maggiori di questi composti per ridurre il tasso di trigliceridi nel sangue.

 

Anche il sistema nervoso e gli organi della vista necessitano di quantità adeguate di Omega 3, che sono costituenti delle cellule del cervello e della retina.

Effetti benefici sono stati poi descritti per particolari stati patologici: nella cura degli stati di asma, artrite reumatoide, psoriasi, morbo di Crohn; riducono i sintomi di alcune malattie del sistema nervoso, come la depressione e la schizofrenia; contribuiscono a prevenire malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

 

Quanti Omega 3 ci servono?

 

L’EFSA, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, così come anche gli esperti supportati dalla FAO e dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), hanno indicato in 250 mg l’apporto minimo giornaliero raccomandato di EPA + DHA come parte di una dieta sana rivolta alla prevenzione di patologie cardiovascolari.

 

Per le donne in gravidanza e allattamento le raccomandazioni vanno incrementate a un minimo di 300 mg al giorno di cui almeno 200 come DHA. La quota di Omega 3 a lunga catena, EPA e DHA, può essere ottenuta con quantità diverse di vari alimenti: ad esempio una porzione di salmone alla settimana o due porzioni abbondanti di pesce spada.

 

La disponibilità sul mercato di prodotti arricchiti in Omega 3 può risultare di estrema utilità per aumentare l’assunzione media giornaliera di EPA e DHA, contribuendo a soddisfare il fabbisogno di questi composti.

Vediamo alcuni nel dettaglio.

OMEGA 3

NOCI

 

Cento grammi di noci contengono il 60% di grassi buoni, quelli che aiutano a difendersi dal diabete, e da tutta una serie di patologie che abbiamo sopra descritto. Si abbinano perfettamente nella pasticceria con del cioccolato, del miele o della frutta fresca.

 

MANDORLE

 

Ricche di magnesio sviluppano energia per 595 calorie in 100gr di prodotto. Utilissime al sistema nervoso e ottimo regolatore delle funzioni intestinali. Apportano antiossidanti con effetti anti-age e aiutano a contrastare la glicemia agendo sul senso di sazietà.

 

La farina di mandorla è uno degli ingredienti di base utilizzata in pasticceria per creazioni di torte tradizionali, biscotteria meringhe e macaron. Non dimentichiamoci la bevanda di mandorle molto conosciuta e usata soprattutto nel sud Italia o come alternativa agli intolleranti al lattosio e alle proteine del latte.

 

SEMI E OLIO DI LINO

 

In assoluto l’olio di lino è la fonte più ricca di Omega 3 e la più efficace per compensare una dieta scarica di derivazione animale. L’olio lo si può utilizzare a crudo per condire verdure e legumi, mentre i semi di lino si prestano ad arricchire minestre, insalate e cereali oltre a utilizzarli nei prodotti lievitati.

 

SEMI DI CHIA

 

Un “supercibo” ancora poco conosciuto, ma che sta spopolando nel mondo vegetariano, negli sportivi e nelle mamme. Nonostante le piccole dimensioni il seme di Chia racchiude in sé una grande quantità di macronutrienti e micronutrienti. Tra i primi possiamo trovare carboidrati (3g su 100), fibre solubili e insolubili (circa 40g su 100, di cui 5 solubili), proteine (circa 18g su 100) e lipidi. Con i semi di chia si realizzano ottimi gelati.

 

ALGHE E OLIO DI ALGHE

 

Di derivazione giapponese o comunque delle culture orientali le alghe possiedono un discreto quantitativo di Omega 3. Tra quelle marine la maggior concentrazione si trova nella varietà rossa (Nori). Possono essere assunte anche sotto forma di compresse e di olio algale (in vendita nelle erboristerie e nei negozi di alimenti naturali).

 

di Maurizio De Pasquale


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Il successo della birra italiana all’estero

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Un magnifico +27% nelle esportazioni di birra italiana all’estero!

 

Birra

 

Le esportazioni di birra italiana infatti si sono triplicate negli ultimi 10 anni, con il 2015 che registra un aumento delle esportazioni del 27% di cui la metà solo nel Regno Unito.

 

Questo è quanto emerge da un’indagine di Coldiretti nei primi mesi del 2015, un dato certamente positivo dovuto alla grande visibilità data da Expo 2015 e dal boom della produzione artigianale di birra che ha permesso anche una maggiore occupazione nella fascia d’età sotto i 35 anni.

 

Sono proprio i giovanissimi infatti i più attivi nel settore introducendo diverse innovazioni: dalla certificazione di origine a chilometro zero alle relazioni dirette con le aziende agricole.

 

Tuttavia, la grande produzione di birra italiana non eguaglia i consumi che in Italia sono inferiori rispetto a quelli di altri Paesi: 29 litri pro capite contro i 144 litri della Repubblica Ceca, 107,8 dell’Austria, 105 della Germania e gli 85,6 dell’Irlanda.

 

Nonostante ciò i dati continuano ad essere molto positivi, basti pensare che oltre il 60 % dei birrifici guadagna tra 100 mila agli 800 mila euro, oltre il 51% ha assunto personale a tempo indeterminato e vengono prodotti in media 445 mila ettolitri di birra all’anno sul territorio nazionale.

 

Quasi un birrificio su due (46,9%) ha superato la capacità produttiva ed è vincolato ad effettuare nuovi investimenti.

 

Il direttore generale di Unionbirrai, Simone Monetti commenta: “Il settore inizia a creare occupazione, l’età media degli imprenditori è relativamente bassa e le società di solito non hanno più di uno o due soci”.

 

Fonte: Coldiretti


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Nera di bufala: nasce la prima mozzarella nera

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Treccia di mozzarella nera

‘L’idea mi è venuta in mente dopo aver provato il pane carbone. Ho pensato che lo stesso principio potesse essere applicato alla mozzarella e così ho iniziato a produrla per provare. Dopo qualche settimana abbiamo iniziato a venderla e l’effetto sulle persone è stato esaltante. La mozzarella nera, che è in vendita solo presso il nostro caseificio, è piaciuta moltissimo ai nostri clienti.’

 

Esordisce così Umberto D’Angelo, titolare del caseificio di Cancello ed Arnone, dove si produce la mozzarella nera ‘Nera di Bufala’, il cui marchio è già stato prontamente registrato.

 

A conferire il colore scuro alla mozzarella è l’ormai famoso carbone vegetale utilizzato anche in molti altri alimenti. Le sue proprietà erano note fin dall’antichità e veniva utilizzato per render potabile l’acqua.

 

E’ una polvere nera naturale ottenuta dal legname che viene sottoposto prima ad una combustione in ambiente privo di ossigeno e poi attivato per conferirgli la tipica porosità e quindi la capacità di ‘assorbire’.

 

Le sue proprietà depuranti rendono la mozzarella più digeribile oltre ad avere effetti positivi per l’apparato digerente.

 

I primi a proporre la mozzarella nera sulla pizza alla propria clientela sono stati Antonio e Antonio, i due giovani gestori del ristorante ‘Da Finistone’ sulla Domitiana a Mondragone che commentano:

 

‘Cerchiamo di essere sempre al passo con i tempi, con le ultime scoperte e le ultime tendenze. Quindi quando abbiamo saputo della produzione della mozzarella nera abbiamo deciso di sperimentarla sulle nostre pizze per arricchire la nostra varietà di offerta. Per questo abbiamo creato la pizza alla mozzarella nera di Bufala, che sta avendo un buon successo, sia per la novità che per il gusto’.


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Le 10 bibite più strane al mondo

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L’Italia si sà, è famosa per la dieta mediterranea e la buona cucina, senza dimenticare che gli italiani sono tra i maggiori consumatori al mondo di acqua: oltre 190 litri all’anno a persona.

 

Non siamo quindi molto inclini quindi alle stranezze da bere, considerando che negli ultimi anni il nostro stile di vita è divenuto sempre più salutare.
Ma vi assicuriamo che là fuori non è sempre così, ne è la prova questo articolo sulle dieci bibite più strane al mondo che ci ha lasciati davvero a bocca aperte.

 
Bibite
 

Leggete un po’…

 

  • Pepsi allo yogurt – Giappone: ora non è più in commercio, ma quando è uscita qualche anno fa in edizione limitata è andata a ruba.
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  • Dandelion and burdock – Gran Bretagna: è una miscela a base di radice di bardana e tarassaco. Contiene conservanti, coloranti e acqua gassata.
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  • Bibita alla cipolla – Corea del Sud
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  • Lattella – Austria: è l’unione del siero di latte col succo di frutta, è stata inventata nel 1979 dall’imprenditore austriaco Hermann Horngacher.
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  • Mauby – Caraibi: è una bevanda tropicale a base di corteccia di un albero spinoso. Ha un sapore dolce, con un retrogusto amaro.
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  • Yeo’s – Malaysia: è una miscela a base di erbacee con note di tè nero.
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  • Wong Lo Kat – Cina: è un tè di erbe miste, consumato durante gli spuntini o i pasti. È la più popolare bevanda in Cina.
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  • Inca Kola – Perù: il suo sapore ricorda un po’ quello di un chewing gum.
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  • Sidral Mundet – Messico: è una bevanda gassata al gusto di mela molto popolare in Messico e nella comunità latino-americana degli Usa.
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  • Rooh Afza – India: oltre a possedere delle erbe come cicoria, giglio bianco e foglie di vite, ci sono anche ananas, cedro, lamponi, uva e ciliegie, carote e spinaci. E poi i petali di rosa e i fiori d’arancio.

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I cani al ristorante: favorevoli o contrari?

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I cani nei ristoranti possono entrare?

 
Facciamo subito un po’ di chiarezza.

La prima distinzione che bisogna fare è quella tra pubblici esercizi (bar, ristoranti, pub, locali) e luoghi pubblici (spiagge, parchi, giardini, uffici comunali, ecc.).

 

Le regolamentazioni a cui si deve far riferimento quando si parla di cani nei ristoranti (e in generale tutti gli animali) sono:

 

  • Regolamento di polizia veterinaria del 1954;
  • Regolamento CE del 2004 sull’igiene;
  • Manuale di corretta prassi operativa della Fipe;
  • Legge 60 del 2006 sull’accesso dei cani-guida dei non vedenti e i regolamenti comunali.

 
Cane al ristorante
 

Negli ultimi anni, la normativa ha intrapreso una strada decisamente a favore dei nostri amici a quattro zampe, tanto che attualmente possono accedere a qualunque esercizio pubblico o luogo pubblico, salvo che non venga segnalato il divieto con apposito cartello a cui deve corrispondere un apposito certificato amministrativo rilasciato dal comune.

 

Per quanto riguarda i luoghi pubblici, tutti gli animali vi hanno libero accesso, nel caso particolare dei cani è necessario che siano muniti di museruola e portati al guinzaglio. Gli unici luoghi pubblici in cui è vietato l’ingresso sono quelli cosiddetti “sensibili” come asili, scuole e case di riposo.

 

Per gli esercizi pubblici invece l’unico e solo divieto in vigore è quello di impedire l’accesso agli animali nei locali dove gli alimenti sono preparati e trattati, come per esempio i laboratori di produzione, i magazzini e le cucine.

 

Nel caso che vogliamo trattare noi in questo articolo e cioè quello dei ristoranti, rimane a discrezione dei ristoratore decidere se vietare o meno l’ingresso dei cani nel proprio locale, a cui deve sempre essere permesso entrare se si tratta di cani-guida.

 

A questo proposito abbiamo intervistato due ristoratori con due approcci decisamente differenti in merito alla questione se sia giusto o meno permettere l’ingresso dei cani nei ristoranti.

 

Roberto, ristoratore da Brescia ha commentato così:

 

“Io sono assolutamente contrario! Amo gli animali, soprattutto i cani, a casa ne ho ben tre, ma nel mio ristorante non entrano. I cani sono cani, anche se troppo spesso i padroni se ne dimenticano e tendono a trattarli come bambini.”

 

Alla nostra domanda del perché questa fermezza nella sua posizione, risponde in questo modo:

 

“Ripeto, io amo moltissimo i cani, ma nel mio ristorante voglio che tutti possano sentirsi a proprio agio. E se due cani dovessero iniziare a scontrarsi tra loro? E se iniziassero ad abbaiare continuamente? E chi ha paura dei cani perché in passato è stato morso? Per non parlare delle allergie al pelo e degli escrementi lasciati sotto il tavolo. Mi sento in dovere di tutelare innanzitutto i miei clienti. Purtroppo gli animali in questi casi non hanno colpe, sta nell’intelligenza dei padroni nel sapersi comportare quando sono accompagnati dal loro animale domestico, intelligenza che molto spesso manca, per questo ho posto il divieto di accesso ai cani nel mio locale.”

 

Di un’opinione totalmente differente è il ristoratore Giuseppe, da Torino che invece è assolutamente favorevole all’ingresso dei cani nei ristoranti:

 

“Assolutamente sì, i cani possono entrare nel mio ristorante, ci mancherebbe! Da quelli di piccola taglia a quelli grandi, basta che mi dimostrino di sapersi comportare (ride).”

 

Quando gli abbiamo chiesto se avesse mai avuto qualche esperienza spiacevole risponde: “Mi è successo spesso, ma non con i cani, con le persone! Soprattutto con clienti che si lamentavano per principio della presenza di cani totalmente mansueti e buonissimi e ai quali ho sempre risposto che se non gradivano la presenza dell’animale potevano tranquillamente scegliere un altro ristorante. Sicuramente ho perso qualche cliente ma come dimostrano certi episodi i cani a volte sono molto meglio degli uomini, per questo saranno sempre ben accetti nel mio locale.”


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Expo 2015: boom di italiani… e gli stranieri?

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Mancano solo due mesi alla conclusione di Expo 2015, la grande esposizione internazionale che ha fatto molto discutere, soprattutto in merito alle aspettative che sembra non si siano state soddisfatte.

 

A questo proposito pare che sulla carta, a fine Expo 2015 avranno preso parte alla manifestazione ben 16 milioni di persone: “Un dato sicuramente lusinghiero – commenta il Presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca – che ha contribuito, nel semestre interessato dalla manifestazione, a rimettere in moto l’economia turistica dell’intero Paese.”

 

“Ma, purtroppo, – evidenzia il Presidente degli albergatori italiani – dai nostri terminali in Lombardia e nelle Regioni limitrofe non risultano essere approdati nel Bel Paese quei flussi dall’estero che invece sulla carta erano stati ipotizzati”.

 
Decumano
© Expo 2015/Daniele Mascolo
 

Gli italiani quindi sembrano apprezzare di più Expo 2015 rispetto agli stranieri; questo dato è probabilmente dovuto ad una scarsa capacità di fare previsioni e di promuovere gli eventi all’estero.

 

“Questi risultati – conclude Bocca – ci insegnano una cosa: i grandi eventi creano grandi numeri, ma di sicuro non abbiamo adeguatamente promosso con campagne pubblicitarie e la creazione di pacchetti ad hoc un’occasione unica per valorizzare col veicolo dell’Expo l’immagine turistica complessiva del Bel Paese”.

 

Secondo le previsioni stilate da Federalberghi, saranno in totale 20 milioni le persone che avranno visitato Expo 2015, 16 delle quali saranno italiani:

 

  • 9 milioni gli italiani che, dal 1 maggio al 31 agosto, hanno visitato l’esposizione e di essi quasi il 10% ha dichiarato che ha intenzione di tornarvi.
  • Saranno circa 7 milioni invece, dal 1° settembre al 31 ottobre, a visitare i padiglioni della manifestazione: 2,2 milioni a settembre e 3,5 milioni ad ottobre, ai quali andranno comunque aggiunti circa 640 mila di ‘ri-visitatori’.

 

I visitatori di alcune Esposizioni Universali ed Internazionali recenti:

 
Bandiere

1935 – Bruxelles (Belgio) – 20 milioni

1937 – Parigi (Francia) – 31 milioni

1939 – New York (USA) – 19 milioni

1958 – Bruxelles (Belgio) – 41,5 milioni

1962 – Seattle (USA) – 9 milioni

1967 – Montreal (Canada) – 50,3 milioni

1970 – Osaka (Giappone) – 64,2 milioni

1992 – Siviglia (Spagna) – 40 milioni

1998 – Lisbona (Portogallo) – 10,1 milioni

2000 – Hannover (Germania) – 18 milioni

2005 – Aichi (Giappone) – 22 milioni

2010 – Shangai (Cina) – 73 milioni

2012 – Yeosu (Corea) – 8,2 milioni

 
 

Fonte: Federalberghi su dati Bureau International des Expositions